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7 settembre 2010
Gheddafi e gli smemorati della Sirte

Se la coerenza è la virtù degli imbecilli, i compagni del Pd sono molto smart. Sì, insomma, cambiano idea a seconda della loro posizione di governo o di opposizione. Cinismo, realpolitik o sindrome del voltagabbana? Avvenne per la guerra: «giusta » quella fatta da Massimo D’Alema nella ex Iugoslavia, «sbagliata» se fatta in Iraq con il premier Silvio Berlusconi, di nuovo giusta in Afghanistan sotto il governo Prodi, «inutile» la stessa guerra con l’attuale governo. E così è stato per il giudizio sulla visita di Muammar Gheddafi. «Un teatrino patetico», «Una visita dai toni umilianti» ha detto il capo del Pd Pier Luigi Bersani. Lo stesso che il 12 giugno 2009 ai giovani della Confindustria disse: «Con la Libia c’è uno scenario di relazioni nuovo, costruito in lunghi anni di lavoro. Credo che questo possa essere messo al concreto delle relazioni economiche lavorando con calma a riflettori spenti». Prendiamo l’accordo Italia-Libia sul blocco degli emigranti. Lo ha firmato il Cav, ma la trattativa era iniziata nell’agosto 2004 con il governo Prodi. E l’autostrada costruita a spese italiane per compensare le nefandezze del colonialismo? L’accordo fu firmato nell’aprile 2007 tra il colonnello e il ministro degli Esteri D’Alema in un clima di collaborazione. Stesse persone, ma opinioni diverse. Un vero partito di lotta e di governo. Fabrizio Paladini Panorama
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